Paolo Rossi, l'epopea di Pablito: la storia dell'Hombre del Mundial

Per diverse generazioni di ragazzi italiani il suo nome è stato sinonimo di grande attaccante e di goal. In Brasile, invece, ancora oggi Paolo Rossi è sinonimo di ricordi duri. Nel Paese del ‘futbol bailado’ quel pomeriggio del 5 luglio 1982 allo Stadio Sarrià di Barcellona, che consacrò ‘Pablito’, scomparso a 64 anni dopo aver lottato contro un brutto male. Campione assoluto e trascinatore dell’Italia di Enzo Bearzot, è infatti ricordato per le lacrime che con la sua tripletta l’attaccante azzurro fece versare al popolo brasiliano.

“Una volta un tassista brasiliano dopo aver fatto con la sua auto un centinaio di metri mi riconobbe dallo specchietto retrovisore, frenò di colpo e urlando come un pazzo mi ordinò di scendere: ‘Lei è il carrasco do Brasil (tradotto in italiano significa il boia del Brasile)’ che mi ha fatto soffrire da matti e ha gettato nel dolore, in quella notte spagnola, un’intera nazione. Fuori da qui!”.

Scesi dal taxi quasi tremando, ne chiamai un altro e mi feci portare in albergo. Questo episodio accadde a San Paolo, dove mi avevano invitato a giocare un torneo fra ex calciatori, e il bello è che risale al luglio del 1989, ovvero a distanza di ben sette anni dal mondiale di Spagna. Ma per i brasiliani quella sconfitta con l’Italia è ancora una ferita aperta…”.

 

La gara della resurrezione e della consacrazione.

La Seleçao che in tanti considerano la più forte di sempre, con Zico, Falcão, Socrates, Cerezo, Junior, tutti in campo insieme, è piegata da un attaccante esile, sgusciante e muscolare, quel pomeriggio letteralmente imprendibile per chiunque. Per Rossi, rientrato a tempo di record dopo la lunga inattività per la squalifica del calcioscommesse, quella è la gara della resurrezione e della consacrazione, che porterà l’Italia a vincere i Mondiali e il giocatore della Juventus al titolo di capocannoniere del torneo e al Pallone d’Oro.

La sua è la storia di uno degli attaccanti più forti che l’Italia abbia mai avuto, un giocatore leggendario che ha lasciato il suo segno impresso nella storia del calcio. Nella sua carriera ha vissuto momenti di grande esaltazione, ma anche altri difficili, legati alla squalifica per il calcioscommesse e al rapido logorio delle sue ginocchia, rese fragili dai numerosi infortuni, ritirandosi precocemente all’età di 31 anni nel 1987.

Leggi tutta la storia sull’articolo di goal.com.

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